Curiosità


 

Pericolo per gli alveari

Si teme l'arrivo in Europa di un nuovo parassita che colpisce gli alveari. Si tratta di un coleottero della famiglia Nitidulidi: Aethina tumida.

Originario del Sud Africa è arrivato fino all'Egitto, ma ha addirittura passato l'Oceano Atlantico essendo presente anche negli Stati Uniti.

La femmina di questo piccolo coleottero (0,5 cm:) depone le uova nelle fessure del legno delle arnie. Le larve scavano gallerie nei favi per cibarsi di polline e miele. Facilmente il miele imbrattato fermenta, diventando incommestibile,  creando disturbo alle api che possono abbandonare l'alveare.

Può avere 4 -5 generazioni all'anno. Il suo arrivo in Europa è assai temuto dagli apicoltori che vedrebbero la loro attività a rischio.

 

 


Metcalfa pruinosa

La si sente chiamare con il termine di "farfallina", ma con le farfalle ha poco in comune. 
La metcalfa (Metcalfa pruinosa) è un rincote della famiglia Flatidi. L'insetto dal Nord America è arrivato in Italia nel 1979 in provincia di Treviso da dove si è diffuso in tutta la penisole e negli stati limitrofi.

Compie una generazione all'anno; vive succhiando la linfa di molte specie arboree e arbustive sia spontanee che coltivate. Gli esemplari  a comportamento gregario si ricoprono di una lanuggine cerosa che aderisce anche ai rametti. Produce, in particolare l'adulto, grande quantità di escrementi zuccherini (melata), che vanno ad imbrattare la vegetazione e la zona sottostante la chioma. Risulta pertanto dannosa anche in ambiente urbano in quanto la melata imbratta arredi urbani e le auto nei parcheggi.

 

Neodrino 

Da studiosi dell'Università di Padova nel 1987 è stato introdotto per la prima volta in Italia ed in Europa un parassita della metcalfa. Si tratta del neodrino (Neodrynus typhlocybae), un piccolo imenottero suo predatore presente nelle zone di origine della metcalfa. L'arrivo del neodrino ha nettamente diminuito le popolazioni di metcalfa riducendola sotto una soglia tollerabile. Questa "lotta biologica" ha portato un equilibrio accettabile. 

 

 

 

Non tutto il male vien per nuocere

L'arrivo della metcalfa ha avuto anche risvolti positivi. Si sa che l'ape,come altri insetti glicifagi, raccoglie per nutrirsi il nettare dei fiori per trasformarlo in miele. Ma il nettare non è la sola sostanza zuccherina appetita dalle api, esse possono raccogliere anche la melata ( prodotto di scarto della digestione di alcuni insetti ) la quale è assai ricca di zuccheri. La trasformazione di questa sostanza dà il miele di melata, un prodotto dal caratteristico sapore dolce intenso. 


Nuovo parassita dell'albizia

In Piemonte, nell'estate 2001 sulla chioma delle albizie o acacie di Costantinopoli (Albizia julbrissim), è stato notato per la prima volta in Italia e in Europa un nuovo insetto. Si tratta di Acizzia jamatonica un rincote (stesso ordine dei pidocchi delle piante) della famiglia Psyllidae che ora si è diffuso in altre parti dell'Italia del nord. Le sue dimensioni variano da 1,5 a 2,2 mm. e la colorazione va dal verde giallastro negli individui estivi a toni più scuri nelle forme svernanti.

La sua origine è l'Asia orientale ( Corea, Giappone, Cina).

L'insetto ha più generazioni all'anno e si nutre succhiando la linfa delle piante. Produce cera e melata  (zucchero in eccesso espulso sotto forma di minute goccioline) che imbrattano la chioma e la zona sottostante.

La pianta attaccata perde parte delle foglie e dissecca l'apice dei rametti subendo un grave deperimento. Nelle zone di origine l'albizia subisce danni molto limitati in quanto l'insetto è controllato da nemici naturali. Da noi le psille sono cibo per antocoridi (piccole cimici) e coccinelle, ma per ora non si è ancora stabilito un equilibrio tra il fitofago e i suoi predatori. Utile, se possibile, sarebbe l'introduzione di nemici naturali provenienti dai luoghi di origine della psilla come è avvenuto per altri insetti.

Forme giovanili della psilla dell'albizia



    Danni del fitofago